mercoledì 6 dicembre 2017

Sfruttiamo il canone



Ancora oggi, come in altre epoche, circa il 90% delle merci raggiunge destinazione per vie d’acqua. In questo momento ci sono circa 20 milioni di container in viaggio, ed è stato calcolato che ogni anno se ne perdono almeno 10 mila in mare. Le navi usano combustibili di scarto, che costano molto meno e però inquinano tantissimo. Solo le prime 20 grandi navi (sono lunghe 400 metri, hanno una capacità di trasporto di 18 mila container) inquinano come il parco auto dell’intero pianeta. Le navi in navigazione sono decine di migliaia. Ogni tre giorni si registra mediamente un naufragio.

Queste e altre notizie nell’interessantissimo docu-thriller The Real Price of Shipping, del regista francese Denis Delestrac, pluripremiato per questo e numerosi altri lavori consimili. Il film sarà trasmesso sabato prossimo, ore 21.05, su Rai Storia (canale 54) con il titolo: Cargo - La vita nascosta della globalizzazione. Perciò, se avete già preso impegni per l’Andrea Chénier, potete fottervene e assistere a qualcosa per cui vale la pena trascorrere la serata. Già tutto pagato. Oltretutto eviterete in tal modo d'incontrare brutta gente. 

venerdì 1 dicembre 2017

Quotidiane ipocrisie



Dopo il crollo, avvenuto ben prima del famoso Muro, delle illusioni sui cosiddetti socialismi e comunismi, è la volta della socialdemocrazia, del riformismo, ad entrare in crisi profonda. Per il motivo fondamentale che non solo non ha voluto, saputo e potuto opporsi a ciò che va sotto i termini di neoliberismo, globalizzazione, mercato, eccetera, ma anzi se n’è fatto interprete ed esecutore sin nei dettagli, tanto che nulla più lo distingue realmente da tutto il resto.

E quando si riducono milioni di persone allo stato di povertà e precarietà, non deve stupire che tale situazione prepari rivalse che via via diventano sempre più feroci. E, del resto, di che cosa ci dobbiamo stupire ancora dopo che la destra neofascista è stata sdoganata da lunga pezza, dopo che l’ex segretario della gioventù neofascista e poi segretario del partito neofascista italiano è diventato vicepremier e ministro degli Esteri, poi assiso alla carica di presidente della camera dei deputati, ed il suo nome è stato nel novero dei potenziali candidati alla presidenza del consiglio dei ministri?

Di che cosa stupirsi quando si sono diverse vie intitolate al repubblichino ed ex segretario del partito neofascista Almirante? Quando vi sono vie e perfino una piazza intestate a Italo Balbo, che non è stato solo un “trasvolatore”, bensì squadrista della prima ora e quadrumviro del Partito nazionale fascista? E vi sono ancora delle vie intitolate al criminale di guerra Rodolfo Graziani, e ad altri gerarchi e criminali fascisti. E a Mussolini stesso!

A proposito, che fine ha fatto la proposta di legge d’introduzione dell'articolo 293-bis del Codice penale? In settembre è stata approvata dalla Camera e poi è passata al Senato. Renzi Matteo e Gentiloni Paolo saprebbero dire qualcosa al riguardo? E il M5S sta incalzando governo e parlamento perché la legge venga finalmente e definitivamente approvata? E il presidente del Senato che cosa ha da dire al riguardo? E tutti gli altri, gli indifferenti?


-->

giovedì 30 novembre 2017

L’illusione di poter scegliere



Decine di tipologie di contratti, lavoro precario e salari di fame. Come si fa a mettere al mondo figli in simili condizioni?

Lavoro stabile e salari decenti, condizione primaria perché la natalità aumenti. Ma ciò è incompatibile con un sistema economico la cui essenza è la produzione basata sullo sfruttamento e sul pressante invito a consumare.


Tutto va allo sfascio mentre si è gonfiato a dimensioni planetarie un sistema tecnicamente programmato per convincerci a rinunciare a tutto ciò che è veramente essenziale in cambio dell’illusione di poter scegliere liberamente.

martedì 28 novembre 2017

Fake news, soprattutto con "distinzione"

Oggi su la Bugiarda Recalcati invita “la sinistra” a rileggere … Turati! Non si tratta in senso stretto di una fake news, e del resto c’è da chiedersi se esista qualcosa di più "fake" dei psicoanalisti. Tuttavia questo è uno dei tanti sintomi, piccoli e grandi, di tempi a nostro modo difficili, in attesa di quelli drammatici.

*

Tutti sanno (almeno in altri tempi era così) che Marx è l’autore de Il Capitale. Molti (in senso relativo) sostengono pure di averla “letta” quest’opera di Marx. O magari anche solo sfogliata, che già sarebbe qualcosa. Pochi (in senso assoluto) hanno qualche reale cognizione sul Capitale di Marx. Non è raro, invece, d’imbattersi in saggisti, giornalisti, politici, blogger e affabulatori vari che, citando Marx e il Capitale, asseriscono le cose più invereconde, e sempre la loro fonte è il sentito dire, cioè l’aver letto o ascoltato puttanate panzane, le quali rappresentano la merce di maggior scambio e più a buon mercato.

Due esempi tra i tanti di fake news sul tema. Nei convegni e nei salotti (così come nei manuali, ecc.) quando succede di citare Marx, non manca il riferimento alla sua “teoria del valore-lavoro”. Sta di fatto che per Marx “il punto di partenza così come il punto d’arrivo” della sua indagine scientifica non è né il valore, né il valore di scambio, né il lavoro, bensì il capitale, e dunque l’esame in tutti i suoi aspetti della “merce singola come forma elementare” della ricchezza della società in cui domina il modo di produzione capitalistico.

E, soprattutto, Marx non ha mai usato l’espressione “valore-lavoro”, coniata invece da un suo critico borghese, ossia da Eugen Ritter von Böhm-Bawerk. A un livello più basso, diciamo delle osterie di un tempo e ora nei cosiddetti social, pare che Marx sia stato il teorico del “comunismo” (e dunque, secondo tale vulgata, indiretto responsabile dei “gulag”), del quale sembra abbia scritto in lungo e in largo nelle sue opere. E tuttavia, Marx è uno degli autori “marxisti” che meno ha scritto sul tema del comunismo. Per esempio, ne Il Capitale del “comunismo” non si parla e il termine ne non vi compare mai. Una sola vota si legge “società comunista”, ma senza alcun’altra specificazione.

Per completezza segnalo quanto si trova in Wikipedia a tale riguardo: “La teoria marxiana del valore-lavoro prende come base la teoria classica, ma vi apporta alcune modifiche”. Lo stesso che dire: la teoria copernicana apporta alcune modifiche a quella tolemaica. Ma ciò che segue è davvero esilarante: “Inoltre Marx recupera la distinzione fisiocratica fra lavoro produttivo ed improduttivo, per arrivare alla distinzione fra sovrappiù (plusvalore) e sfruttamento”. E dunque ringraziamo la scuola fisiocratica e soprattutto la “distinzione” con cui vengono spacciate perline colorate (**).

(*) La vicenda redazionale ed editoriale de Il Capitale. Per la critica dell’economia politica (questo il titolo integrale), è a dir poco complessa, e per sommi capi l’ho recentemente riassunta in un post.

(**) «Dalla concezione dei fisiocratici, i quali concepiscono il profitto (interesse compreso) semplicemente come un reddito destinato ad essere consumato dal capitalista, deriva anche l’opinione di A. Smith e dei suoi successori, che l’accumulazione del capitale sia dovuta alle privazioni personali, al risparmio e all’astinenza del capitalista. Essi possono fare questa affermazione perché considerano la rendita fondiaria come l’unica fonte vera, economica, per così dire legittima dell’accumulazione» (Teorie sul plusvalore, I, MEOC, XXXIV, pp. 30-31).

lunedì 27 novembre 2017

Sconvolgimenti epocali sotto ogni aspetto della materia sociale


Se non fosse per l’immiserimento intellettuale crescente, ossia per la repressione del libero sviluppo intellettuale in cui sono ridotte oggi tutte le classi subalterne al grande capitale, con il controllo e il trasferimento ad esso del monopolio di ogni sapere così come di ogni potere, le cose potrebbero andare per un altro verso se non altro nel dibattito pubblico.

La platea d’ascolto è sempre più ridotta in ogni ambito sociale su certe questioni, scansate perché ritenute noiose, accademiche, autoreferenziali per chi le propone e discute. L’ordine del giorno del dibattito pubblico viene deciso a livelli sempre più alti e occulti. Da un singolo episodio, per esempio, partono campagne mediatiche che sembrano dover travolgere tutto e tutti su questioni che, a confronto di altre, sono ben marginali quando non rasentino il ridicolo.

*

venerdì 24 novembre 2017

Tamburi di guerra



Il capitalismo sta attraversando un crollo politico storico, su questo non sussistono dubbi nemmeno tra gli analisti borghesi. Inoltre è palese il pericolo di una terza guerra mondiale. Tutti gli Stati, nessuno escluso, si stanno preparando rapidamente alla guerra, non escluso l’impiego massiccio delle armi nucleari. Il conflitto è radicato nella contraddizione tra il sistema degli stati nazionali e il carattere globale della produzione economica.

Due settimane fa, la NATO ha tenuto un vertice a Bruxelles per discutere la costruzione di basi navali e logistiche per il trasporto di truppe statunitensi attraverso l'Atlantico per il continente europeo allo scopo di combattere contro la Russia. Leggendo l'agenda del vertice, il settimanale tedesco Der Spiegel ha concluso, in parole povere: la NATO si sta preparando per una possibile guerra con la Russia.

Wolfgang Ischinger, presidente delle Conferenze sulla sicurezza di Monaco: «L'Europa deve muoversi perché la situazione della sicurezza si è deteriorata drammaticamente nel giro di pochi anni. L'ex partner Russia è diventato un nemico, nell'Europa orientale, nel Medio Oriente e nel Nord Africa ci sono condizioni politicamente ed economicamente instabili».

Da parte sua la Russia, con l’esercitazione Zapad dello scorso settembre, ha inteso rispondere alle minacce della NATO, le cui forze hanno circondando la Russia e spingono le loro truppe fino agli stessi confini della Russia.  Scopo dell’esercitazione Zapad è stato quello di testare se la Russia potrebbe sostenere la mobilitazione a tutto campo delle sue risorse economiche per la guerra nucleare su larga scala. Lo scenario dell'esercitazione simulava l’impiego delle forze nucleari strategiche con i loro vettori in risposta ad un attacco esterno.

Bella merda


Quella di Eugenio Scalfari, fondatore de la Bugiarda, non è stata un’uscita estemporanea, ma un chiaro messaggio. Tra parentesi: notata la vera novità del quotidiano? Ora per leggere certe cagate, come per esempio l'intervista di ieri al ministro Pietro Padoàn, ti devi abbonare. Bella merda. L’ex primo quotidiano d’Italia è sceso alle 183.116 vendute nel giugno 2017 dalle 223.356 di un anno prima. Un crollo di oltre il 18%. Bravo, Mariolino Pio.

La legge elettorale attuale prevede di continuare, in modo ancor più sfacciato, la grande inciuciata. Quanto agli “incontri” tra Fassino e i “dissidenti” si tratta solo di “ammuina”. E, pur avendo sulle scatole le dietrologie, non mi convince neppure la genuinità dell’annuncio di Alessandro Di Battista sulla sua rinuncia a ricandidarsi. Per parafrasare il rigattiere di Stratford-upon-Avon, ci sono più trame nella politica che cose in cielo e in terra.

martedì 21 novembre 2017

Il capitale è come il lupo: può perdere il pelo ma non cambiare la sua natura



Non è singolare e tantomeno inedito che i riformatori del capitalismo – i quali si rendono perfettamente conto della contraddizione tra lo sfrenato sviluppo della forza produttiva da un lato e dall’altro dell’accrescimento della ricchezza da parte di un’infima minoranza – puntino a domare la contraddizione con una diversa distribuzione del reddito rispetto al capitale, ossia prevalentemente attraverso le imposte e le millantate “patrimoniali”. Essi, in buona sostanza, fingono di vivere in un’altra realtà, cioè non hanno interesse a prendere atto che i rapporti di distribuzione non sono altro che i rapporti di produzione sub alia specie.

E ciò che vige per questo tipo di rapporti vale anche per tutto il resto. Per esempio per quanto riguarda lo sfruttamento della forza-lavoro. Proprio nel post precedente ho accennato a una questione che sembra non riguardare nessuno e che invece concerne direttamente la vita di ogni schiavo salariato. Mi riferisco al lavoro estorto, ossia al plusvalore, o valore aggiunto come lo chiamano gli acrobati della “scienza” borghese.